La gioia di un incontro

 

La società di oggi è stata più volte definita dalle scienze sociali come “Società senza padri”. Con questa definizione penso che si voglia esprimere il dramma dell’uomo odierno, che ha perso la capacità di dare un significato alla propria vita. Spesso ci s’imbatte proprio in una insoddisfazione di fondo, in un’angoscia o depressione che riguarda i vari strati della società. Non parlo di quel dolore che ci attanaglia quando perdiamo una persona a noi cara o per un insuccesso nello studio o sul lavoro, ma mi riferisco a quell’angoscia di fondo che porta alla noia di vivere o tutto ciò a cui che rende un’anima insoddisfatta di tutto e di tutti. Tanti autori hanno descritto questa situazione con frasi significative:

 

 

“L’uomo è sconsolato perché in mezzo al continuo mondo della massa si fa di momento in momento più solitario” (Franz Kafka).

“Il fondo dell’uomo è l’angoscia, la coscienza della propria fatalità, da cui nascono tutte le paure, anche quella della morte” (André Malraux).

“Si teme il proprio vuoto” (Cesare Pavese).

“L’uomo è una passione inutile” (Jean-Paul Sartre).

Il Natale è la riscoperta del senso vero della vita e, per noi cristiani, questo significa riscoprire la paternità di Dio. Nell’Odissea, Telemaco, il figlio di Ulisse, così si esprime: “Se quello che i mortali desiderano potesse avverarsi, per prima cosa vorrei il ritorno del padre”. Ricordando e festeggiando ogni anno il Natale, il cristiano attende, cerca e aspetta… di entrare in comunione con Qualcuno, con quel Dio che non ha avuto vergogna della nostra umanità, con quel Dio che ha acettato di assumere un corpo umano per incontrarci e e darci la notizia più bella: che Lui è Padre e che il nostro destino non è la morte ma la vita eterna!

Attraverso il tempo dell’Avvento, la Chiesa chiede ai suoi figli di prepararsi al Natale riflettendo su come si vive questa attesa. La fede cristiana è vivere con Gesù, è vivere la Sua presenza nelle nostra vita quotidiana per testimoniarlo senza nessuna vergogna. La Chiesa, attraverso la vita e l’esempio dei santi e del suo Magistero, non ci parla di un defunto, ma di un Risorto, di un Dio che è presente nella vita di tutti i giorni. Ma nelle scelte, negli affetti e nelle decisioni quotidiane viviamo veramente per Lui? La Chiesa c’invita a fermarci un attimo con la nostra coscienza per vedere se lo amiamo veramente o se siamo indifferenti alla sua venuta. Che senso avrebbe esprimere la nostra gioia quando abbelliamo di luci le nostre strade, quando addobbiamo i negozi, o, infine, quando nelle nostre case costruiamo l’albero di Natale, il presepe e invitiamo i parenti per mangiare e stare un po’ di tempo con loro, se è fine a se stesso? O solo per tradizione? O peggio ancora per commercio?

La bellezza vera che si cerca di vivere con il Natale è la bellezza d’un incontro con il Crocifisso Risorto. E’ la sua attesa il motivo che ci porta a vivere il Natale nella gioia, con amici e parenti. E’ il testimoniare la presenza di Qualcuno nel deserto della nostra vita, nelle difficoltà delle nostre relazioni spesso malate di egoismo o ferite da cattiverie, come l’inganno e la menzogna, che ci richiamano ad un’altra presenza.

Festeggiamo il Natale, perché noi cristiani abbiamo scoperto una Presenza che ci libera dalla paura, dall’angoscia e dalla noia di vivere nella misura in cui le accettiamo nella vita quotidiana. Auguro a tutti di vivere la bellezza di questo incontro col Signore Gesù, la bellezza di lasciarlo entrare nella propria vita, perché Egli è il nostro Creatore, Redentore, l’unico che può aiutarci a liberarci dalle nostre paure e pigrizie nell’affrontare responsabilmente la vita che ci è data.


 

 

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