Preparazione all’Avvento 2Parte -Relazione

Preparazione all'Avvento 2Parte

Relazione sulla lezione di Preparazione all'Avvento,
tenuta dal P. Assistente Renzo Bertoli il 04 Dicembre 2020.
2 Parte

 

Oggi ci soffermiamo sulla particolare Unità dei Misteri di Cristo, che per questo vanno considerati non separatamente, poiché si illuminano, si compenetrano e si richiamano a vicenda. Su tutti i due più importanti sono il Natale e la Pasqua.

I Santi Carmelitani parlano della Scienza dell’Amore, che si dimostra guardando a Gesù Bambino, alla sua grande tenerezza, alla sua innocente fragilità; S. Teresa di G. Bambino rimane affascinata dalla grandezza di questo amore, che si manifesta nell’umiltà dell’abbassamento:”L’amore di Nostro Signore si rivela altrettanto bene nell’anima più semplice quanto nell’anima più sublime. E poiché è proprio dell’amore abbassarsi misericordiosamente…quanto più il buon Dio discende fino alle anime più piccole, tanto più dimostra la sua grandezza infinita”. (Manoscritto A, 2 S. Teresa di G. Bambino).

Abbiamo visto questo abbassamento all’inizio nel Sì di Maria, poi nella stalla, sulla mangiatoia, nell’estrema povertà della condizione umana, che dimostra cosa Dio ha fatto per ciascuno di noi. Questo è il primo momento da comprendere vivendo il Natale da Carmelitano: guardando a ciò che il Signore ha fatto per me, sono in grado anch’io di farmi umile? Di diventare piccolo? Di essere aperto al fratello che ho accanto, di essere disponibile all’annientamento del servizio?

La Parola che si mostra, che ha preso carne per venire ad occuparsi di noi ci provoca profondamente, e ci chiede come viviamo la nostra fede e se incarniamo quello che crediamo nelle nostre vite o rimane tutto scritto sulle pagine di un bel libro, se abbiamo capito cosa vuol dire la parola umiltà.

L’Annuncio ha preso un corpo da bambino, per venire ad occuparsi di noi, vivere il Natale, allora vuol dire andargli incontro e non desiderare altro, se non contemplarLo, averLo nel cuore. “Quando vedo l’Eterno avvolto in fasce e sento il debole pianto della Parola divina, Oh mia carissima Madre io non invidio più gli angeli, perché il loro potente Signore è il mio amato fratello!” (Poesia 54, 10 S. Teresa di Gesù B.)

Quando abbiamo visto il tutto dell’amore nel volto del Bambino Gesù, non possiamo volere nient’altro, niente da invidiare, niente da cercare di diverso. Riusciamo anche noi ad abbassarci? A renderci disponibili ad accogliere l’altro, attraverso il servizio umile? Riesco ad abbassarmi per la mia Comunità? Mi chiedo cosa posso fare? Quale compito posso svolgere? Riusciamo a comprendere fino in fondo un amore che si fa piccolo, che si rende fragile per la nostra esclusiva salvezza?

L’esperienza di questo incontro, di questa comprensione che ci ferisce dentro, che cambia le nostre vite, che ci cambia dentro, deve essere riversata nella Comunità. Quali compiti posso svolgere per vivere come questo Bambino, un amore che si abbassa, si fa piccolo, nutre, guarisce. L’incarnazione della fede che sentiamo si mostra nell’impegno che assumo nella Comunità; un impegno che non corrisponde nei suoi aspetti esteriori, solo all’esecuzione di un compito, o per aver dato la parola, ma come servizio umile, disponibilità fraterna, apertura ai bisogni degli altri, proprio come Gesù Bambino che rende visibile la scienza dell’Amore, la Teologia dell’Amore nel farsi umanità.

I Misteri si richiamano l’un l’altro, perché è lo stesso Bambino, la stessa carne viva, che camminerà per i villaggi di Israele, che cenerà con gli Apostoli, che salirà sulla Croce per Risuscitare ed aprire la Porta del Paradiso, ma tutto parte dall’inizio: il Natale, la sua nascita.

La realtà che ci consegna il Bambino è un’unità d’amore, verbo incarnato, il vero volto di Dio Padre. “Vivere d’amore è custodirti, Verbo increato! Parola del mio Dio! Io t’amo e tu lo sai, divino Gesù! Lo Spirito d’amore m’incendia col suo fuoco.” (S. Teresa di G. Bambino Vivere d’Amore).

Lasciamoci ferire, convertire, da questo Evento e facciamolo vivere nel nostro cuore!

Durante questa settimana mediteremo sulla figura dei Pastori che lasciano il loro lavoro, la tranquillità del quotidiano e vanno in fretta, a vedere Gesù!

 

Lei lo sa Madre, ho sempre desiderato essere una Santa, ma ahimè! Ho sempre constatato, quando mi sono confortata con i santi, che tra loro e me, c’è la stessa differenza che esiste tra una montagna la cui vetta si perde nei cieli e il granello di sabbia oscuro calpestato sotto i piedi dei passanti. Invece di scoraggiarmi, mi sono detta: Il Signore non potrebbe ispirare desideri irrealizzabili, quindi nonostante la mia piccolezza, posso aspirare alla santità; crescere mi è impossibile, mi devo sopportare con quello che sono, con tutte le mie imperfezioni, ma voglio cercare il modo di andare in Cielo, per una via bella diritta, molto corta, una piccola via tutta nuova.

Siamo in un secolo di invenzioni, ora non vale più la pena di salire i gradini di una scala, dai ricchi un ascensore la sostituisce vantaggiosamente. Vorrei trovare anch’io un ascensore per innalzarmi fino a Gesù, perché sono troppo piccola per salire la dura scala della perfezione. Allora ho cercato nei libri santi l’indicazione dell’ascensore oggetto del mio desiderio ed ho letto queste parole uscite dalla bocca della Sapienza Eterna: Se qualcuno è piccolissimo, venga a me! Allora sono venuta intuendo di aver trovato ciò che cercavo, e volendo sapere, o mio Dio, ciò che faresti al piccolissimo che corrispondesse alla tua chiamata, ho continuato le mie ricerche ed ecco quello che ho trovato:”Come una madre accarezza il figlio, così io vi consolerò, vi porterò in braccio e vi cullerò sulle mie ginocchia!

Ah mai parole più tenere, più melodiose, hanno rallegrato la mia anima: l’ascensore che mi deve innalzare fino al Cielo sono le tue braccia, o Gesù!

Per questo non ho bisogno di crescere, anzi bisogna che io resti piccola, che lo diventi sempre di più!

(S. Teresa di Gesù Bambino, Manoscritto C n.271)

 

Maria Carmela Panetta

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