Preparazione all’Avvento – Relazione

Preparazione all'Avvento

Relazione sulla lezione di Preparazione all'Avvento,
tenuta dal P. Assistente Renzo Bertoli il 27 Novembre 2020.

 

Prima di tutto, per prepararsi a vivere bene il Natale, durante queste quattro settimane possiamo leggere vari testi, tra cui: L’Infanzia di Gesù di Benedetto XVI, La Meraviglia del Natale di S. Giovanni Crisostomo, Dio si mescola con la natura umana di Gregorio di Nissa. Tra gli autori più moderni, possiamo scegliere Grun con Vivere il Natale e Papa Leone Magno con Il Mistero del Natale che raccoglie 10 Omelie per l’Avvento ed 8 discorsi sull’Epifania).

Tra gli scritti spirituali poi specifici del Carmelo, possiamo leggere Il Mistero del Natale di Edith Stein, alcune delle Pie Ricreazioni di S. Teresa di Gesù Bambino come: Gli Angeli al Presepe di Gesù, Il Piccolo Mendicante Divino di Natale; La Fuga in Egitto, infine anche le Romanze di S. Giovanni della Croce.

L’esperienza suprema del carmelitano a Natale è permettere a Gesù di nascere dentro il cuore, dentro l’anima. S. Elisabetta della Trinità nella Lettera 187 scriveva:”Questa volta Gesù stava per nascere non più nella mangiatoia, ma nella mia anima, perché è veramente l’Emmanuele, il Dio con noi”. Quindi, è giusto leggere, studiare, meditare, ma il fine ultimo di queste attività sono di indurci a vivere al meglio la nostra vocazione, la nostra spiritualità carmelitana. Questo periodo di attesa va vissuto come tempo di conversione, di revisione di vita, se desideriamo davvero che Cristo nasca in noi. La Chiesa ricomincia con il nuovo Anno Liturgico, ricominciamo anche noi il cammino nei misteri di Cristo, preparandoci alla Sua venuta.

L’oggetto dell’Amore cristiano parte da una Presenza: il Verbo incarnato, pienezza della Trinità, un evento che una volta accaduto, non ha mai cessato di ripetersi, perché dura nel tempo. Il Cristianesimo si basa su un fatto divenuto Evento, che continua per tutta l’Eternità e noi siamo chiamati a farlo continuare a vivere nel nostro cuore.

Pensiamo ad Elia, che viveva la fede, costantemente alla presenza di Dio, o alla Regola, che prescrive di meditare la Parola del Signore giorno e notte, la Parola è Dio. O ancora S. Giovanni della Croce, nel monastero di Baez, nel sud dell’Andalusia, per rappresentare più vivamente il momento della nascita di Nostro Signore, improvvisa un Presepe vivente, che evochi con più forza la presenza carnale di Gesù in mezzo a noi. Non basta sapere con l’intelletto, il Carmelo rende presente, vive il Natale celebrandolo, vive l’esperienza nel cuore. L’intelletto si coniuga, come un verbo nella frase per parlare del soggetto, con il cuore.

Dio ha mostrato il suo Volto, facendosi bambino, umiliandosi nella condizione umana, S. Teresa di Gesù Bambino scriveva:”E’ proprio dell’Amore, abbassarsi” (Pie Ricreazioni) Il carmelitano parla allora solo di ciò che ha vissuto, dopo aver fatto esperienza vera dei Sacramenti, dei precetti del Catechismo, dei Magisteri nella Chiesa, delle scelte della vita. Così “Nascere” corrisponde ad uno stile di vita, attraverso cui il carmelitano desidera e brama, all’interno del quale trova i motivi del suo agire, pensare, dire.

La spiritualità carmelitana è fondata su una Presenza, sulla vita di orazione, sulla conoscenza dei santi fondatori ed anche su ciò che consiglia l’Ordine, mediante i documenti o testi di formazione. Per amare grandemente si deve coniugare la testa al cuore, poiché se si ama solo con la testa si diventa aridi, se si ama solo con il cuore, si va fuori strada. Cristo stesso ci ha amato con la Sapienza divina ed allo stesso tempo con il cuore di bambino. Lo stile di vita che si intende perseguire, spinge a prepararsi al Natale, accogliendo Gesù nella vita e nell’anima, dopo aver fatto pulizia dentro, aver fatto spazio, sistemando il luogo della propria cella o stanza, al meglio.

La venuta di Gesù, è un farsi carne nella storia dell’umanità e ricevendolo nel cuore, accogliamo la sua Presenza che si fa attuale attraverso di noi. S. Elisabetta scriveva: “Fuoco ardente, Spirito d’Amore, discendi in me, affinché si faccia nella mia anima, come un’incarnazione del Verbo ed io gli sia un’umanità aggiunta, nella quale Egli rinnovi il suo mistero ”.(Elevazione alla Santissima Trinità)

Oggi siamo chiamati a prepararci all’Avvento, mediante l’offerta della nostra conversione, l’impegno preciso di un cambiamento totale nell’amore di Dio, come Maria diamo alla luce sul pagliericcio del nostro cuore, il Bambino Gesù!

Rifletteremo a lungo su come rendere il cuore accogliente per Gesù e ci porremo la domanda: In quale povertà del tuo cuore lascerai Gesù nascere, nel Natale di quest’anno?

 

Ecco, io sono alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre, entrerò da lui e mangerò presso di lui, e lui con me”(Ap 3,20). Beate le orecchie dell’anima abbastanza sveglie, abbastanza raccolte per udire questa voce del Verbo di Dio. Beati altresì gli occhi dell’anima che alla luce della fede viva e profonda possono assistere all’arrivo del Maestro nel suo intimo santuario. Ma cos’è dunque quest’arrivo? “E’ una generazione, una nuova illuminazione, che non s’interrompe mai. Il suolo dal quale zampilla lo splendore e che è lo stesso splendore, è pieno di vita e di fecondità. Perciò la Rivelazione della luce eterna si rinnova incessantemente nelle intime profondità dello spirito. E l’arrivo dello Sposo è così veloce e repentino che in realtà, Egli viene sempre e sta dentro, e per di più con immense ricchezze; sta sempre venendo di nuovo personalmente, incessantemente, e con tale novità di splendore, come se non ci fosse mai stato prima. Il suo arrivo è un eterno Eccomi, fuori del tempo, e viene accolto con desiderio sempre nuovo e nuova gioia. La delizia e la gioia che lo Sposo porta con sé quando viene, sono decisamente immense ed infinite, perché sono Lui stesso. E per questo motivo, gli occhi con i quali lo spirito fissa e contempla lo Sposo sono sempre aperti e spalancati e non si chiudono mai. La contemplazione intensa, con la quale lo spirito fissa la misteriosa rivelazione di Dio, rimane fissa, e la capacità dello spirito verso lo Sposo che arriva, cresce tanto ch’esso ha la sensazione di essersi trasformato nella stessa vastità che sta contemplando. In questo modo Dio viene visto e compreso attraverso Dio, nel quale sta tutta la nostra salvezza e gioia” (Beato G. Ruysbroeck, Lo splendore delle nozze spirituali, III,3). (Quinto giorno,I Orazione, Ultimo Ritiro Spirituale, S. Elisabetta della Trinità.)

 

La segretaria

Maria Carmela Panetta

 

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