Ritiro Spirituale Nazionale Ocds, 3-4 Luglio 2021

“Ora contempliamo ciò che ha operato con noi, Benedite il Signore” (Tb 13,7)

 

Introduzione di P. Alzinir

Nelle Costituzioni Ocds, al n.18 leggiamo:”La preghiera, dialogo di amicizia con Dio, deve nutrirsi della sua Parola perché questo dialogo possa realizzarsi, poiché “quando preghiamo parliamo con Lui; Lui ascoltiamo, quando leggiamo gli oracoli divini”. La Parola di Dio alimenterà l’esperienza contemplativa del Secolare e la sua missione nel mondo. Oltre alla contemplazione personale, l’ascolto della Parola deve favorire una contemplazione, che porti a condividere l’esperienza di Dio nella comunità dell’Ordine Secolare. Per mezzo di essa si cercherà di discernere in comune le vie di Dio, di mantenere vivo il dinamismo della conversione, di ravvivare la speranza attiva. La realtà si farà trasparente e si potrà scoprire Dio in tutto.

La Parola di Dio illumina ogni cosa ed i frutti di misericordia sono beni da offrire agli altri, questo mantiene acceso il dinamismo della conversione, per ravvivare la speranza e costruire il Regno di Dio. La speranza si rende attiva nel dialogo con Dio e nel dialogo con i membri della Comunità a cui si appartiene. E’ fondamentale la condivisione nella vita spirituale, nella carità, nella comunione. “Perciò bisogna farsi compagnia e difendersi, sino ad acquistare tanta forza da non temere alcun assalto: altrimenti si sarà tutti in pericolo….Nella comunanza che ne deriva, la carità getta profonde radici, senza poi dire degli altri innumerevoli beni che non oserei ricordare se una lunga esperienza non me li avesse fatti conoscere”. (S. Teresa D’Avila, Vita 22,7)

Ancora S. Giovanni della Croce, parlando dell’anima, per difendersi dal mondo, dal demonio, afferma che si traveste di una livrea di tre colori: bianco, rosso e verde, che corrispondono alle tre virtù teologali: fede, speranza e carità, grazie alle quali ella “non solo guadagnerà le grazie e la volontà dell’amato, ma camminerà sicura e difesa dai suoi tre amici”(Libro, 2 Notte 21,3). “Se non si cammina davvero indossando l’abito di queste tre virtù è impossibile giungere all’unione perfetta di amore con Dio. Perciò a fine di giungere, come desiderava a questa amorosa e dilettevole unione con l’Amato, era molto necessario che l’anima si travestisse, come ha fatto, con quell’abito. Fu inoltre per lei grande felicità essere riuscita a rivestirsene e a perseverare fino al raggiungimento di una meta tanto desiderata, come è quella dell’unione di amore. Perciò dice il verso seguente: “Oh, sorte felice!” (2 Libro Notte cap.21,12)

Nonostante le prove e le oscurità, l’anima rimane nella speranza, esercitando l’amore e questo muove Dio all’incontro con essa, per rimanervi per sempre.

Siamo aggrappati con ferma speranza a Dio solo?

  1. Javier Fermin, Facoltà della Mistica di Avila, Ocd.

La speranza, al di là delle difficoltà ci rende saldi nella gioia e nella pace, ma si tratta di un tema ad alto rischio, poiché riflettere su di essa vuol dire ripensare il personale modo di vivere che abbiamo, che prescinde dal considerarla nella sua proprietà di Virtù Teologale.

Viviamo ormai in un mondo senza speranza, e la nostra condizione, la vita, compresa la fede hanno messo a dura prova la nostra stessa speranza. Siamo delusi dalle Istituzioni, dai Sacerdoti, dalla società, pensavamo che essendo “buoni figli” Dio potesse risollevarci da tutti i problemi. La conclusione sembra sia, che la speranza è finita o che sia una virtù in crisi.

La Speranza è uno dei valori fondamentali, motore della vita, virtù indispensabile per rimanere saldi, costantemente in attesa. La Speranza negativa è quando le aspettative sono sbagliate, perché diventa strumento di controllo, di manipolazione, di schiavitù, al fine di operare un ricatto psicologico, o fare promesse vane. Anche la nostra necessità di sperare può condurre a vie scorrette o alla perdita del senso della realtà. La Speranza positiva ci porta ad assumere la responsabilità, a prendere coscienza di questa virtù, come fondamento della fede. Non si tratta di un rifuggire in sogni utopici, ma di una consapevolezza di coraggio e di fermezza nell’amore di Gesù.

Lo scopo della nostra speranza è Gesù: una persona viva e vera e la storia diventa occasione di guardare con gli occhi di Dio, per portare ogni uomo verso di Lui, per la sua salvezza. Finché non scopriamo che la speranza è il luogo in cui Dio non smette di essere presente, incontreremo solo delusioni. Utilizzeremo 5 punti per approfondire questo discorso. 1) Speranza fondata sul Progetto di Dio (impegno teologale); 2) Speranza fondata sull’Alleanza; 3) Speranza in attesa della presenza di Dio; 4) Speranza presente nella Buona notizia; 5) Maria, la Donna della Speranza, che comprende un modo diverso di leggere negli avvenimenti della Storia.

1) La Speranza cresce nella misura in cui viviamo ogni cosa secondo il progetto di Dio, dentro il suo progetto (la storia è il luogo in cui Dio si fa presente). Mosè e Davide hanno tradito la fiducia, mentre Dio rimaneva fedele alle sue promesse e rimaneva presso di loro. Cerchiamo anche noi di capire il suo disegno: non sempre quello che accade è frutto della sua volontà, ma prodotto dalla libertà dell’uomo che è chiuso in se stesso ed ha scordato il suo Dio, che è invece fondamento, roccia di Salvezza. La speranza è avere fiducia e sicurezza in Dio, in mezzo alle difficoltà, in mezzo alle prove.

2) La Speranza come Alleanza; già nell’antico Testamento abbiamo conosciuto la fedeltà di Dio davanti alle infedeltà dell’uomo. L’Alleanza che Dio stabilì con Abramo, esprime il Suo desiderio di condurci alla salvezza proprio per mezzo della storia a cui apparteniamo, ed assicura il Suo sicuro intervento, giacché solo Egli si “muove” verso di noi con amore.  “Dopo tali fatti, questa parola del Signore fu rivolta ad Abram in visione:”Non temere, Abram. Io solo il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande”. …In quel giorno il Signore concluse questa Alleanza con Abram:”Alla tua discendenza io do questo paese dal fiume d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate…” (Gen.15, 1;18).

3) La Speranza come attesa del vero Messia, conferma che Dio non ha cambiato le sue intenzioni ed è sempre buono e misericordioso, fin dall’inizio. “Vi aspergerò con acqua pura e sarete purificati; io vi purificherò da tutte le vostre sozzure e da tutti i vostri idoli; vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo ed io sarò il vostro Dio”. (Ezechiele 36, 25-28) Il contenuto della speranza è il compimento dell’amore verso l’uomo. “Ti farò mia sposa per sempre, ti farò mia sposa nella giustizia e nel diritto, nella benevolenza e nell’amore, ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore.” (Osea 2, 21-22).

4) La Speranza si fa presente nella Buona Notizia, che è Cristo: Dio fatto uomo, amore presente per sempre; all’inizio della sua vita pubblica, Gesù chiese di esser battezzato per rinsaldare la speranza delle genti e donare loro fiducia nella Resurrezione. Il Regno di Dio è già presente tra noi, e l’incontro con la fede nella Resurrezione ci dona il coraggio e la spinta per permanere nella lietezza.

5) La figura di Maria nel Magnificat descritta da Luca acquista un senso di speranza e di libertà. Nella nostra vita siamo incitati a scoprire la volontà, la presenza di Dio, rimasto il Fedele, l’Onnipotente. Il nuovo sguardo di Maria verso la realtà, per mezzo della fede, per aver creduto, le permette di intravedere il progetto di Dio e sta sicura che esso arriverà a compimento, anche se lei stessa non lo comprende, né può vederlo totalmente nel presente.

La speranza non è una vuota illusione, non ci delude, anche quando la storia non ci permette di vedere i cambiamenti subito, ma con lo sguardo della fede possiamo credere alla promessa che in Dio, in Gesù si compirà. Se il Signore ci fa comprendere che quanto più vuol darci, tanto più ci fa desiderare e sperare, allora la perseveranza sarà nella costanza della richiesta.

II Parte

Concentriamoci ora sulla figura di Gesù, sotto il profilo della speranza, per quanto ci è stato trasmesso dai Vangeli. Egli è un uomo che vive in una realtà concreta e vive della fede in Dio Padre. Questo dà testimonianza della fiducia anche verso gli uomini, Dio aspetta ancora, ancora conta su di noi, non si stanca, finché giungiamo a realizzare il destino della nostra salvezza.

Ci poniamo allora tre questioni importanti: 1) Perché Dio spera ancora nell’uomo? 2) Come agisce la speranza, il vero motore della vita di Gesù? 3) Qual è la speranza che Gesù vuole suscitare in noi?

1) Gesù si fida, conosce i nostri cuori e le nostre debolezze e ferite; dall’eternità ci ha amati e creati per condurci alla pienezza dell’Amore. Siamo i suoi figli diletti ed in virtù del suo amore rimarrà sempre fedele.

2) Contempliamo il mistero di Gesù, il cui motore è stato appunto la speranza; la sua fonte è stata certamente la presenza del Padre, che lo ha accompagnato lungo la vita terrena e pubblica (nella stessa consapevolezza del dolore che dovrà subire). La speranza di Gesù è portare sulla Croce il compimento e la certezza della salvezza. La volontà di Dio coincide con la salvezza dell’uomo, nel Getsemani ci mostra l’autentico aspetto della speranza: fiducia in Dio che terrà la sua promessa, il male è stato già vinto! La fede dunque è capace di guarire, di sperare contro ogni difficoltà, poiché per il Padre tutto è possibile.

3) Il Verbo ci ha donato la possibilità di diventare figli, insostituibili, possiamo perciò fare insieme il cammino, possiamo vivere vicini a Gesù, il quale ci offre lo stesso amore che dona al Padre. Solo Dio può riempire il senso vero della speranza e liberarci da quelle relazioni che sono catene che ci imprigionano, che ci privano della salute del cuore ed annientano la speranza. E’ giusto dire Speriamo in Dio, NON speriamo qualcosa da Dio. Gesù è il buon pastore, guarisce i ciechi che guardano poi con occhi diversi il mondo, moltiplica i pani, ridonando giustizia agli afflitti, Egli è Pane di vita, Via e Verità. La Speranza è un incontro! Perdiamo la speranza quando abbiamo paura, quando le preoccupazioni ci devastano, quando affidiamo la nostra gioia e felicità alla risolutezza delle leggi e delle istituzioni, quando crediamo che possiamo risolvere tutto con le ricchezze, quando ci convinciamo che possiamo raggiungere il cielo attraverso le religioni e non confidiamo solo in Dio, solo Dio è gioia e felicità, solo Dio non ci lascia mai soli.

III Parte   Dio ci guarda con amore

Dio non ci ha mai lasciato, anche in mezzo a quelle realtà di cui non troviamo alcun senso, in cui non sentiamo né gioia, né pace. Dio non solo ci ha creati per amore, ma si è incarnato ed è risuscitato per portarci alla salvezza: questa è la follia dell’amore. L’uomo che è la creatura più bella, perché creato ad “immagine e somiglianza”, con la sua umanità partecipa alla Trinità e vi permane per l’intera vita.

Vi parlo giungendo a voi come la Maddalena, dopo aver appreso della Resurrezione di N. Signore, che quasi sfonda la porta per gridare agli apostoli il lieto Annunzio. Tutti, per i meriti della Resurrezione di Gesù, abbiamo acquisito una forza in più, in grado di sperare grandi cose. La sua salvezza è il nostro presente, poiché Dio è in mezzo a noi e si è impegnato con una tale immensità in questo, che ha appunto voluto imprimerci la sua immagine, per restare sempre con noi.

O anima bellissima fra tutte le creature, che desideri tanto conoscere il luogo dove si trova il tuo diletto, per trovarlo ed unirti con Lui! Ormai ti è stato detto che tu stessa sei il luogo in cui Egli dimora e il nascondimento dove si cela. Tu puoi grandemente rallegrarti sapendo che tutto il tuo bene e l’intera tua speranza è così vicina a te da abitare dentro di te o per dire meglio, che tu non puoi stare senza di Lui: “Sappiate- dice lo Sposo- che il Regno di Dio è dentro di voi (Lc. 17,21) e il suo servo, l’apostolo S. Paolo, soggiunge: Voi siete il tempio di Dio (2Cor 6,16)” (S. G. della Croce, Cant. Spirituale B 1,7)

Il Regno di Dio è dentro di noi, questo è il certo fondamento della nostra Speranza. Colleghiamoci al Nuovo testamento e troveremo le Beatitudini, a spiegare le caratteristiche e le proprietà necessarie all’identificazione di coloro che vi vorranno abitare.

I punti su cui approfondiremo la riflessione sono tre; 1) Il Regno è già nel tuo cuore; 2) La fonte della presenza del Regno: Dio è Abbà Padre; 3) Rimanere saldi nella speranza vuol dire rimanere saldi in Gesù, come Lui stesso ci ha indicato.

1) Il regno stabilisce un modo nuovo di rapportarsi con Dio, con gioia e felicità. Il progetto di Gesù viene spiegato attraverso le Beatitudini: Beati i misericordiosi, i miti, gli operatori di giustizia…perché di essi è il Regno dei cieli, non sarà, ma è, nel presente. Gesù non ci offre un paradiso utopico, ma ci offre una realtà concreta adesso, la speranza ci spinge in avanti anche quando sembra che le nostre fatiche siano disattese e vane e come bambini accogliamo la verità di questa immagine. Il cittadino del Regno è un bambino che si apre senza pregiudizi e crescendo in un ambiente amorevole, in una famiglia affettuosa, svilupperà un modo di vivere il presente con intensità, godendo delle sue gioie, senza pensare al domani, secondo una vita semplice e naturale. Edith Stein, scriverà ad un amico filosofo:”Non è possibile aiutarla con degli argomenti razionali, se fosse possibile liberarla di tutto questo, le consiglierei di essere come un bambino e mettere tutta la vita, insieme alle investigazioni del pensiero nelle mani del Padre, se ancora non lo raggiunge, chieda a questo Dio sconosciuto di aiutarlo e si presenti con la sapienza del bambino, semplice cosicchè il cammino condurrà con totale garanzia alla méta.”

2) Dio è Padre di Gesù e Padre mio, un dono che mi ha concesso e di cui nessuno ci può privare. Siamo davanti alla novità del Vangelo e forza dello stesso Carmelo. Gesù ci ha rivelato il modo in cui Dio si relaziona con noi, con tenerezza preoccupandosi per noi, rivolgendoci doni e grazie. Dio non solo fa festa quando un peccatore si pente, ma addirittura va alla ricerca del peccatore, del figlio che si è allontanato dalla casa del Padre. L’esperienza vera della Misericordia, non come concessione al nostro pentimento, ma un amore che sempre rimane, perciò fonte di speranza e di sicurezza. L’aspetto principale dell’amore di Dio è appunto la misericordia. Nel Carmelo, l’esperienza di questo amore farà dire a S. Elisabetta: “Essere radicati e fondati nell’amore, questa mi sembra è la condizione per adempiere degnamente il mio ufficio di Laudem Gloriae. L’anima che penetra e dimora in queste profondità di Dio (Sal. 71,16) cantate dal Re profeta e per conseguenza fa tutto “in Lui, con Lui, per mezzo di Lui e per Lui”, con quella limpidezza dello sguardo che le dona una certa Rassomiglianza con l’essere semplice, quest’anima attraverso ciascuno dei suoi movimenti, delle sue aspirazioni, come attraverso ciascuno dei suoi atti, per quanto ordinari essi siano, si radica più profondamente in Colui che ama.” ( Ultimo ritiro spirituale, ottavo giorno).

Inoltre quest’amore condurrà S. Teresa D’Avila alla conversione totale e comprenderà l’immensa bontà del Signore:”Oh, ingratitudine umana! Fino a che punto è arrivata! Conosco per esperienza la verità di ciò che dico e so che ben poco è quello che potrei dire in paragone delle grazia di cui Voi Signore, colmate un’anima quando l’innalzate fino a qui.” (Vita 27, 11) Rimaniamo pur sempre uomini e donne con le nostre debolezze ed i nostri dubbi, ma anche in mezzo a queste realtà, il Signore si fa presente e non ci abbandona. “Il Signore mi disse rimproverandomi: Di che temi? Quando io ti son mancato? Sono ancora oggi quello che fui per l’addietro…Non lasciar di fare queste due fondazioni!” (Fondazioni 29,6) Con questa parole il Signore incitò Teresa a continuare il suo lavoro nonostante il momento di delusione e tristezza, poiché la sua speranza sostiene anche in mezzo ai tormenti.

Gesù ci chiede solo di rimanere in Lui, nel suo amore, Egli sa che possiamo reggere e sostenere le difficoltà solo col suo aiuto. Costruiamo con coraggio una cella interiore, che nessuno potrà portarci via, uno spazio in cui permettere a Dio di portare a compimento la sua opera, una fonte d’acqua viva che non verrà mai meno. E’ questa la sfida della nostra vita: essere testimoni di speranza e diventare a nostra volta maestri di speranza, non di un’idea, ma di un’esperienza reale che nasce dal profondo del sentirsi amati. S. Giovanni della Croce affermava che lo scopo di Dio non è solo amarci, ma condurci all’uguaglianza del suo amore, perciò Egli vuole ingrandire la nostra anima.

Naturalmente il suo amore ci sovrasta, però possiamo godere delle tracce di quest’esperienza, tuffandoci, abbandonandoci, immergendoci in quest’amore. Il rapporto non sarà più con un Dio che giudica, ma che si apre alla relazione d’amicizia. Ricercare Dio con amore ci fa uscire da noi stessi, per andargli incontro nel mondo, ed è questo lo zelo apostolico. Per Giovanni più profonda è l’unione con Dio, più è grande la speranza che abbiamo. “Perché indugi a lungo, potendo tu subito amare Dio dentro il tuo cuore? Miei sono i cieli e mia la terra, miei sono gli uomini, i giusti sono miei e miei i peccatori. Gli Angeli sono miei e la Madre di Dio, tutte le cose sono mie. Lo stesso Dio è mio e per me, poiché Cristo è mio e tutto per me. Che cosa chiedi dunque e che cosa cerchi, anima mia? Tutto ciò è tuo e tutto per te. Non ti fermare in cose meno importanti e non contentarti delle briciole che cadono dalla mensa del Padre tuo. Esci fuori e vai superba della tua gloria. Nasconditi in essa e gustala ed otterrai quanto chiede il tuo cuore.(Orazione dell’anima innamorata)

Meditiamo il Salmo 139

Signore, tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo,

intendi da lontano i miei pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposo,

ti sono note tutte le mie vie.

La mia parola non è ancora sulla lingua ed ecco Signore,

già la conosci tutta.

Alle spalle e di fronte mi circondi e poni su di me la tua mano. Meravigliosa per me è la tua conoscenza, troppo alta per me, inaccessibile.

Dove andare lontano dal tuo spirito? Dove fuggire dalla tua presenza?

Se salgo in cielo, là tu sei; se scendo negli inferi, eccoti. Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra.

Se dico “almeno le tenebre mi avvolgano e la luce intorno a me sia notte”,

 nemmeno le tenebre per te sono tenebre e la notte è luminosa come il giorno;

per te le tenebre sono come luce.

Sei tu che hai formato i miei reni e mi hai tessuto nel grembo di mia madre.

 Io ti rendo grazie: hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l’anima mia.

Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto, ricamato nelle profondità della terra.

Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi; erano tutti scritti nel tuo libro i giorni che furono fissati quando ancora non ne esisteva uno.

Quanto profondi per me i tuoi pensieri, quanto grande il loro numero, o Dio!

Se li conto, sono più della sabbia. Mi risveglio e sono ancora con te. Se tu uccidessi i malvagi!

Allontanatevi da me, uomini sanguinari! Essi parlano contro di te con inganno, contro di te si alzano invano. Quanto odio Signore, quelli che ti odiano!

Quanto detesto quelli che si oppongono a te!

Li odio con odio implacabile, li considero miei nemici. Scrutami, o Dio, e conosci il mio cuore, provami e conosci i miei pensieri;

vedi se percorro una via di dolore e guidami per una via di eternità.

 

 

IV Parte Vivere nella certezza della Sua Presenza

 

E’ sempre più evidente che è proprio la Presenza che ci fa rimanere saldi nella Speranza. Insieme ai nostri Santi, anch’io mi presento a voi come il Risorto, senza necessità di aprire le porte, davanti ai vostri cuori, e vi dono il messaggio della Resurrezione:”Pace a voi, (Luca 24,37) non abbiate paura, sarò con voi fino alla fine.” Proprio questo messaggio ha dato la forza ai discepoli di andare per le strade del mondo ed evangelizzare, nonostante la dura prova della Croce, dell’abbandono e della perdita di senso.

Il carisma del Carmelo ci parla di presenza, pensiamo all’esperienza di Elia, di grave crisi, grazie al quale supera la falsa religione e scopre il vero culto di Dio. “Infatti il Signore stava passando. Davanti a lui un vento fortissimo spaccava le montagne e fracassava le rocce, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento venne il terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto, venne il fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Dopo il fuoco, Elia udì come un lieve sussurro. Si coprì la faccia col mantello…”(I Libro dei Re 19, 11-12)

Questa è anche la nostra esperienza, quella di voler fuggire dalla realtà, che con le sue violenze e brutture non ci fa più credere a questa umanità e subiamo la tentazione di voler andare, di lasciar perdere, ma proprio in quella fuga, in quella tentazione il Signore si rende presente, e va al di là dei grandi avvenimenti, dei successi e dei fallimenti. Dio si fa sentire nel silenzio e ci chiede di rinnovarci, non attraverso uno sforzo umano, una virtù naturale, ma tramite un vissuto, un incontro con il Redento.

Elia non ne poteva più e se n’è andato, si è allontanato dal suo popolo, ma non è la negatività, non è l’ostacolo che lo fa tornare verso il mondo, è il paradosso della prova, la spinta. Ecco perché, ripetiamo, quando parliamo di Speranza non ci riferiamo alla virtù teologale, ma andiamo al di là, per interrogarci su quale roccia abbiamo fondato la nostra vita, se non solo su un’immagine sbiadita, che ha i contorni di una visione soggettiva e parziale.

Questa meditazione poggia su tre punti principali:

1) La presenza si avvisa come la prorompente forza del Primo Comandamento;

2) Dobbiamo imparare a vivere da figli di Dio;

3) Il nostro Progetto sarà: di realizzare il “Cielo sulla terra” come spiegava S. Elisabetta della Trinità.

1) Tutti conosciamo la verità di questa presenza, ma quando viviamo un momento di difficoltà, pensiamo che Dio si sia allontanato da noi, tuttavia il Signore non ci lascia mai. “Mi pareva che Dio mi stesse molto vicino e siccome da principio non sapevo che Egli è in ogni cosa, il fatto mi sembrava assai strano. Eppure lo vedevo così chiaro da non essermi possibile di credere diversamente. Quelli che non avevano studiato mi dicevano che era soltanto con la sua grazia. Ma io non mi potevo convincere, perché come dico, mi pareva che lo fosse realmente, e me ne rimanevo con pena. Mi venne a togliere questo dubbio un dottissimo religioso dell’ordine di San Domenico, il quale mi disse che Dio è realmente presente, e mi spiegò come si comunica alle anime, per cui rimasi molto consolata” (S. Teresa D’Avila, Vita 18, 15). Quale senso avrebbe aprirsi ad un rapporto con un Dio, che non è presente?

  1. Giovanni in modo ancora più decisivo scrive nel Cantico Spirituale:”A tale scopo c’è da notare che il Verbo Figlio di Dio, insieme con il Padre e con lo Spirito Santo essenzialmente e presenzialmente se ne sta nascosto nell’interno dell’anima. Quindi l’anima che vuol trovarlo, deve allontanarsi secondo l’affetto e la volontà da tutte le cose e ritirarsi in sommo raccoglimento dentro di sé, come se tutto il resto non esistesse. Per questo S. Agostino, parlando con Dio, dice nei soliloqui: Non ti trovavo, Signore di fuori, perché cercavo malamente fuori te, che stavi dentro. Dio dunque è nascosto nell’anima dove il bravo contemplativo deve cercarlo amorosamente, dicendo: Dove ti nascondesti?“(Cantico 1,6)

Entrambi vivono questa presenza come vita operosa, impegno e servizio per contribuire a cambiare il mondo e la realtà circostante.

2) Il modo corretto di vivere la Speranza è accettare la condizione di ciò che siamo in quanto Figli di Dio, affinché diveniamo resilienti di fronte a ciascuna difficoltà. Non servirebbe la presenza di Dio, se noi stessi non cercassimo di realizzare una relazione con lui e non assumessimo la sua presenza quotidianamente. Gesù ci mostra il Padre e il suo rapporto con Lui, Egli ci addentra nella relazione con l’Abbà Padre. Ciò che caratterizza questo rapporto non è un’idea, ma una realtà incarnata che va vissuta, sotto questa realtà poi, si nasconde l’identità mistica di Gesù, che è frutto di un processo di incontro col Padre, di un cammino compiuto per la perfetta identificazione.

Se non accogliamo Dio come colui che vuole venirci incontro come Padre che ci ama, non potremo sentir alcun beneficio, e sarebbe vana la nostra ricerca. La relazione è semplice, tra il figlio che si sente al sicuro ed il Signore che ci ha eletto fin prima della creazione, per farci condividere la natura del Padre.

Chi si sente figlio di Dio non dovrebbe mai perdere la speranza, il Signore ci ha reso partecipi della gloria dei Santi, per divenire loro concittadini e cittadini del cielo, come S. Elisabetta precisava in una delle sue riflessioni nell’ultimo ritiro spirituale:”S. Paolo che ha penetrato così a fondo il segreto nascosto dai secoli nel cuore di Dio (Ef 3,9). Ora egli ci illumina su questa vocazione alla quale siamo stati chiamati. Dio- egli dice- ci ha scelti in Cristo prima della creazione del mondo perché fossimo immacolati e santi al suo cospetto, nella carità (Ef 1,4)…comprendo che per adempiere degnamente il mio ufficio di Laudem Gloriae, devo tenermi in ogni cosa alla presenza di Dio, meglio ancora, come l’apostolo dice, nella carità (Ef 1,4), cioè in Dio.” (Terzo giorno) “Credere che un Essere che si chiama Amore abita in noi ad ogni istante, di giorno e di notte, e che domanda solo di vivere in sua compagnia… Ricevere come proveniente direttamente dal suo amore ogni gioia, come ogni sofferenza…Questo contribuisce ad elevare l’animo al di sopra di ciò che accade, e lo fa riposare nella pace, nell’abbandono dei bimbi di Dio”. (Pensieri, E. della Trinità)

La nostra coscienza dunque, si apre alla dignità di Figli.

3) Il cielo sulla terra è quello delle nostre anime, luogo di infinito e di paradiso, il luogo che Dio ha scelto per vivere in noi. Qui è racchiusa la vera speranza cristiana, non è il paradiso che raggiungeremo un giorno nell’al di là, ma il cielo che abbiamo raggiunto dentro di noi per esultare come Maria nel Magnificat. In mezzo alle sofferenze ed alle difficoltà, il cielo è dentro di noi, perché Dio vi è presente, rimane e permane, rendendo pieno ogni senso. La vita acquista pienezza nel momento in cui è speranza del e per il mondo. Scoprirsi abitati ha un valore infinito. “L’occhio interiore aperto agli splendori della fede scopre il suo Dio presente e vivente in lei. A sua volta, essa rimane così presente a Lui nella sua bella semplicità che Egli la custodisce con cure gelosa.” (S. Elisabetta, Ultimo ritiro secondo giorno).

Il dolore ha il valore di far accedere ad una più intima relazione con Dio, Edith Stein in occasione della celebrazione dell’Esaltazione della Santa Croce, afferma che il potere della Croce non solo ci unisce a Dio, ma ci rende presenti in tutti i luoghi di afflizione che sono nel mondo, per spargervi il sangue salvifico e rigeneratore di Gesù. “La Croce è la via che dalla terra conduce al Cielo. Chi l’abbraccia con fede, amore, speranza viene portato in alto, fino al seno della Trinità.

Il mondo è in fiamme: desideri spegnerle? Contempla la Croce: dal Cuore aperto sgorga il sangue del Redentore, sangue capace di spegnere anche le fiamme dell’inferno...Attraverso la potenza della Croce puoi essere presente su tutti i luoghi del dolore, dovunque ti porta la tua compassionevole carità, quella carità che attingi dal Cuore Divino e che ti rende capace di spargere ovunque il suo preziosissimo sangue per lenire, salvare, redimere.” (Ave Crux, Spes Unica, S. Teresa B. della Croce)

Tutto quello che viviamo, comprese quello in cui non riusciamo è importante ed utile davanti a Dio, per essere partecipi in Dio amore, in Dio speranza!!

Breve sintesi sui contenuti delle risposte alle domande:

Colui che istituisce un nuovo modo di essere profeta è stato Gesù e ci insegna come essere profeti anche nella nostra attualità: portare al mondo la Buona Notizia, non previsioni di sciagura, ma la certezza che Dio ci ama e non ci lascerà mai soli. Confidiamo con certezza a compiere bene le nostre azioni e non permettiamo al timore di indulgere in visioni apocalittiche o di sventure. Tutti hanno bisogno di buone notizie, per vivere nella semplicità, nella verità e nella felicità.

La debolezza fa parte della nostra vita, ma se siamo coscienti che dovremo lottare contro corrente, avremo il coraggio di costituire dentro di noi uno spazio, un luogo in cui riposare e trovare ristoro, abitato dal Nostro Signore. Dirigendo la sguardo a Lui, entrando in questa interiorità, in mezzo ai tormenti, ai rumori, sosterremo un impegno, che diventerà però il nostro punto di forza, il nostro punto fermo.

Diventare Maestri di Speranza significa guardare Gesù e farsi insegnare da Lui, vivendo e testimoniando quello che abbiamo nel cuore. Ci sentiamo tutti soli, ma nella misura in cui ci aiutiamo e aiutiamo gli altri a realizzare un rapporto con Dio, ci apriamo alla realtà della figliolanza e della fratellanza. Il Carmelo è una scuola di meditazione, in cui ciascuno scopre la sua interiorità, la stretta amicizia con Dio determina una maturità aperta al mondo, un mondo spesso violento e pieno di odio, che non deve portarci allo scoraggiamento, ma farci confidare nella Sapienza di Dio. Non possiamo reagire con la stessa aggressività o con pensieri di morte e sconforto, dovremmo andare più in profondità nel rapporto con Dio per rafforzarci nella fede della presenza di Dio in noi ed agire sempre con mitezza, senza condannare, ma perdonando.

Costruiamo dentro lo spazio della libertà, per vivere in modo conveniente le situazioni che si pongono nella vita. Nella nostra stessa Comunità Ocds, acquisire la giusta identità è più importante dei programmi delle attività annuali. Non è il fare a determinare l’identità dei carmelitani, ma l’identità dei carmelitani che spinge il fare, ossia mostrare il rapporto di apertura che abbiamo con Dio, di profonda amicizia, di intimità.

Così la nostra credibilità non riguarda solo la nostra capacità di testimoniare, ma anche la misura in cui gli altri sanno/riescono/vogliono accogliere il messaggio del Vangelo. Noi siamo chiamati a seminare, ma non ci è dato di raccogliere; la Speranza è che tutto quello che offriamo in Gesù siamo certi che il frutto sarà abbondante, anche se noi adesso non ne vediamo il risultato. Come Maria che accoglie il Verbo di Dio per la salvezza dell’Umanità, nonostante le fu dato di vedere la sua morte di Croce e non la sua gloria sulla terra.

Qual è l’essenziale? Impegniamoci a costruire lo spazio dell’interiorità, per favorire un giusto andamento della Comunità, che rispecchierà allora la trasparenza dei nostri cuori aperti e accoglienti all’amore di Dio!

Maria Carmela OCDS

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