Santi e Defunti Carmelitani

14 e 15 Novembre festa

di tutti i Santi e Defunti Carmelitani

 «Teniamo presenti i nostri veri fondatori, che sono quei Santi Padri dai quali discendiamo e che, come sappiamo, giunsero al godimento di Dio per la strada della povertà e della umiltà»

(S. Teresa di Gesù, Fondazioni 14,4).

 

La liturgia dell’Ordine Carmelitano ha scelto il 14 novembre, sulla scia della Solennità di tutti i Santi della Chiesa, di celebrare in un’unica festa tutti i Santi del Carmelo. I santi che l’Ordine festeggia non sono solo quelli che la Chiesa ha riconosciuto e portato agli onori dell’altare canonizzandoli, ma sono anche tutti quelli, molto più numerosi, e spesso ignorati o poco conosciuti, che hanno vissuto la loro vocazione nella fedeltà e onestà di vita. Chissà quante persone sono in Paradiso e a noi sono nascoste le loro virtù, il loro modo di pregare e l’eroicità di una vita vera vissuta nel Signore! E così ci ritroviamo con una innumerevole moltitudine di eremiti, monache di clausura, frati e laici affiliati all’Ordine del Carmelo, che si sono santificati nella loro vocazione all’interno della grande famiglia carmelitana. La loro santità ha trovato come punto comune il vivere, come dice la Regola Carmelitana, nell’ossequio al Signore Gesù, imitando la Vergine Maria  e cercando di seguire lo spirito della Regola. Questi fratelli e sorelle ci hanno preceduti, nella famiglia del Carmelo, dando esempio che la vita di santità a cui aspiriamo è una meta possibile e realizzabile: per questo li invochiamo affinchè essi diventino nostri intercessori presso Dio e nello stesso tempo ci diano forza e perseveranza nel cammino in “…questa valle di lacrime…”. Preghiamo affinché l’esempio di tutti questi Santi possa suscitare, oggi più che mai, nuove generazioni di fratelli e sorelle, religiosi e laici, santi che, come quelli che ci hanno preceduto, vivano nell’amore di Gesù Cristo dedicandosi con cuore puro e coscienza retta, all’orazione, alla Parola di Dio e al servizio generoso dei fratelli. Chiediamo, perciò, il loro esempio possa davvero contagiarci per imparare ad amare Cristo, la Chiesa e il mondo intero.

 

Come il 2 novembre la Chiesa ha celebrato la memoria di tutti i defunti, così anche il nostro Ordine Carmelitano il 15 novembre celebra la festa di tutti defunti. Con questo ricordo si vuole sottolineare l’importanza della Vita Eterna, o per meglio dire della Fede e della Speranza che la Chiesa prima e l’Ordine poi nutrono per l’incontro definitivo dell’anima con il suo Signore Gesù Cristo: “Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio; il tormento non le toccherà…essi in realtà sono nella pace” (Sapienza 3, 1.6). Chi ha servito Dio in questa vita, nel giorno della morte, o come si dovrebbe dire il giorno della nascita al cielo, non fa un salto nel nulla, ma nella braccia di Dio. Dio stesso è la ricompensa dei Santi! La festa del 15 novembre ci ricorda che ogni uomo è stato affidato dal Padre a Cristo Crocifisso e quindi coloro che scelgono di amare Gesù possono stare certi della Vita Eterna. Nel Carmelo, così come in tutti gli altri Ordini religiosi, vi sono state innumerevoli persone che hanno donato la vita a Cristo e quindi è giusto, almeno una volta all’anno, riportarli con un ricordo alla nostra mente e al nostro cuore: “Uniti da uno stesso amore per Cristo e dall'ossequio verso la sua dilettissima Madre, i membri della famiglia del Carmelo continuano ad amarsi fraternamente, siano essi ancora impegnati nella lotta per Cristo su questa terra, oppure, trascorso il loro pellegrinaggio terreno, attendano la visione gloriosa del Signore. Perciò l'Ordine intero raccomanda alla misericordia di Dio i fratelli e le sorelle defunti, affinché, per intercessione della Vergine Maria, pegno di sicura speranza e di gaudio, siano accolti fra i gloriosi cori dei Santi” (dal sito dell’Ordine Carmelitano Ocd). Ora riporto alcune frasi di santi carmelitani che spiegano l’importanza di ricordare chi ci ha preceduti nel cammino verso il Cielo.

Fa tanto bene avvicinare l'anima dei Santi e seguirli alla luce della fede, fin lassù nel cielo dove risplendono tutti della luce di Dio e lo contemplano in un eterno faccia a faccia. Questo cielo dei Santi è la nostra patria, è la «casa di Dio» dove siamo attesi, dove un giorno potremo anche noi volare e riposare in seno all'amore infinito. Quando si fissa lo sguardo in questo mondo divino che ci avvolge fin da questo esilio e nel quale possiamo già muoverci, come si dileguano le cose di quaggiù! Tutto è pura apparenza, meno che nulla. I Santi, loro avevano appreso la vera scienza: quella che ci fa evadere dalle cose create, e soprattutto da noi stessi, per lanciarci in Dio e non vivere che di lui!... Egli è in noi per santificarci, chiediamogli perciò di essere lui stesso la nostra santità.

(Santa Elisabetta della Trinità)

 

 

Non è forse dall'orazione che Santi come Paolo, Agostino, Giovanni della Croce, Tommaso d'Aquino, Francesco, Domenico, e tanti altri grandi amici di Dio hanno attinto questa scienza divina la quale meraviglia i geni più grandi? Un saggio ha detto: «Datemi una leva, un punto d'appoggio, ed io solleverò il mondo». Quello che Archimede non ha potuto ottenere, perché la sua richiesta non si rivolgeva a Dio ed era espressa solo da un punto di vista materiale, i Santi l'hanno ottenuto pienamente. L'Onnipotente ha dato loro, come punto d'appoggio, sé stesso e sé solo; come leva, l'orazione che infiamma di un fuoco d'amore, e così essi hanno sollevato il mondo; così lo sollevano i Santi della Chiesa militante, e lo solleveranno ancora i Santi futuri, fino alla fine del mondo.

(S.Teresa di Gesù Bambino)

 

 

"Mi sono chiesta a lungo perché il Buon Dio facesse delle preferenze, perché tutte le anime non ricevessero un uguale grado di grazie; mi stupivo vedendolo elargire favori straordinari ai Santi che l'avevano offeso, come San Paolo e Sant'Agostino e che Egli costringeva, per così dire, a ricevere le sue grazie; o leggendo la vita dei Santi che Nostro Signore si è compiaciuto di coccolare dalla culla alla tomba, senza lasciare sul loro cammino alcun ostacolo che impedisse loro di elevarsi verso di Lui, e prevenendo queste anime con favori tali che non potevano fare a meno di conservare immacolato lo splendore della loro veste battesimale.

Mi domandavo perché i poveri selvaggi, per esempio, morivano così numerosi prima di aver solo sentito pronunciare il nome di Dio... Gesù si è degnato di istruirmi su questo mistero, ha messo davanti ai miei occhi il libro della natura, e ho capito che tutti i fiori che ha creato sono belli, che lo splendore della rosa e il candore del Giglio non cancellano il profumo della piccola violetta o la semplicità incantevole della margheritina... Ho capito che se tutti i fiorellini volessero essere delle rose, la natura perderebbe il suo manto primaverile, i campi non sarebbero più smaltati di fiorellini... anche la più umile margheritina, allo stesso modo tutto concorre al bene di ogni anima".
Così accade nel mondo delle anime che è il giardino di Gesù. Egli ha voluto creare i grandi Santi che possono essere paragonati al Giglio e alle rose, ma ne ha creati anche di piccoli, e questi devono accontentarsi di essere delle pratoline e delle violette, destinate a rallegrare lo sguardo del Buon Dio quando lo abbassa ai suoi piedi; la perfezione consiste nel fare la Sua volontà, nell'essere quello che Lui vuole...
Ho capito anche che l'amore di Nostro Signore si rivela tanto all'anima più semplice, che non oppone alcuna resistenza alla sua grazia, quanto all'anima più sublime; infatti, dato che il gesto più proprio dell'amore è di abbassarsi, se tutte le anime assomigliassero a quelle dei Santi dottori che hanno illuminato la Chiesa con lo splendore della loro dottrina, il Buon Dio non scenderebbe abbastanza in basso giungendo fino al loro cuore; ma Egli ha creato il bambino che non sa niente e fa sentire solo deboli grida, ha creato il povero selvaggio che è guidato solo dalla legge naturale ed è fino al loro cuore che Egli si degna di abbassarsi, sono proprio questi i suoi fiori di campo la cui semplicità lo rapisce... Discendendo in questo mondo il Buon Dio mostra la sua grandezza infinita. Come il sole rischiara sia i cedri sia ogni fiorellino, come se esso fosse l'unico sulla terra, così Nostro Signore si occupa in modo particolare di ogni anima con tanto amore, quasi fosse la sola a esistere"

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