Tempo ordinario, tempo di diamanti.

Oggi ci occupiamo di un nobile decaduto. Le sue radici sono illustri e il suo valore fuori discussione, eppure nell’opinione comune è stato deprezzato fino al punto di diventare sinonimo di dozzinale o addirittura volgare. Solo in qualche ambito – come quello ecclesiastico – il suo blasone è ancora riconosciuto e onorato.

Storia di una parola
Chi è questo nobile dalla sorte così avversa? È il vocabolo «ordinario». Il suo ascendente più prossimo è il termine «ordine», che a sua volta proviene da un’illustre radice sanscrita (la stessa di aristocratico) ed è uno degli attributi di Dio (cfr. Sir 24, 21). Ma ciò che rientra nella norma rischia la svalutazione: di qui il passaggio di significato, da positivo a negativo. Nella Chiesa invece, dove le parole attraversano indenni i secoli, ordinario mantiene la sua nobiltà sia sul piano canonico - dove per lo più sta ad indicare la persona del vescovo - che sul piano liturgico, dove definisce, rispetto ai tempi cosiddetti «forti», il tempo «normale»: quello in cui siamo entrati da poco, dopo lo scintillio natalizio.

Recuperiamo un blasone…
Ma ordinario ha una sua nobiltà anche sul piano spirituale e mistico, come da sempre ci insegnano i maestri. Ordinario è il comportamento di chi fa il proprio dovere, e lo fa in modo così discreto da scomparire in esso. Il che, visto con gli occhi di Dio, sta a indicare colui che giorno per giorno, minuto dopo minuto, si assimila alla volontà divina e se ne fa come assorbire: in altre parole, il santo. Ordinario è ciò che rientra nel regolare e tranquillo andamento delle cose, orientando i passi dell’uomo e allo stesso tempo lasciandogli ampi spazi di libertà: è il tempo di Dio.

Teresina, i diamanti e il rastrello
Sulla preziosità dei giorni «normali» Santa Teresa di Lisieux ci dice parole degne del suo titolo di Dottore della Chiesa: ripensando a un insegnamento ricevuto nella sua infanzia, afferma che ad ogni istante è possibile accumulare tesori per il Cielo attraverso quei semplici atti d’amore che sono alla portata di tutti, e per sottolineare quanto questo esercizio sia proficuo e redditizio, lo definisce «raccogliere diamanti con un rastrello». In questa espressione si fondono gli elementi propri della sua «piccola via»: la preziosità degli atti d’amore (i diamanti), lo sterminato numero di occasioni da sfruttare (il rastrello) e il contesto di ordinarietà in cui si svolge tutto questo.

Alla scuola dei maestri
Non dimentichiamo però che Teresina a sua volta è discepola di due altri grandi maestri del quotidiano, oltre che mistici e Dottori della Chiesa: Teresa d’Avila e Giovanni della Croce. Della prima vogliamo qui ricordare una simpatica frase dal tono un po’scanzonato, come era nel suo stile: «Dio si trova anche fra le pentole». E se si trova tra le pentole, vuol dire che la più umile delle occupazioni può essere luogo di incontro con Dio! San Giovanni della Croce invece evidenza l’aspetto più passivo del quotidiano, invitando il lettore a mettersi in un atteggiamento amoroso di contemplazione: «L’anima innamorata trova in ogni cosa una notizia pura e saporosa». Anche qui, diamanti con il rastrello: ma stavolta i diamanti non sono le nostre opere, ma le tracce di Dio presenti in ogni sua creatura, tracce che noi siamo invitati a scoprire. Anche nei giorni più ordinari.

E’ sempre lo stesso Dio!
D’altronde, se è vero che nei tempi forti il Signore ci dona grazie particolari inerenti al mistero che viene celebrato, è anche vero che il Dio della notte di Natale e della notte di Pasqua è lo stesso Dio dei giorni più comuni: e che, come tale, non può farci dei doni di ripiego. La sua stessa perfezione sembra quasi costringerlo a donarci in ogni istante – anche se spesso avvolto dal grigiore del tran tran quotidiano – esattamente quello che in quel momento è il meglio per noi: le circostanze più favorevoli per la nostra crescita spirituale, le indicazioni più opportune per le scelte che dobbiamo affrontare, le ispirazioni interiori più consolanti per il periodo che stiamo attraversando, le occasioni più propizie per la nostra santificazione. Dunque, mano al rastrello.

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